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Il potere silenzioso della comunicazione visiva.

20-02-2025
INTERVISTA A PEPPE CIRILLO, IL NOSTRO DIRETTORE CREATIVO

In che modo le immagini influenzano la percezione del messaggio in una campagna di comunicazione pubblicitaria?
Io considero le immagini come delle vere e proprie ‘vibrazioni’, che per loro natura, a volte possono essere anche più efficaci delle parole. Possono risuonare con chi le guarda, lasciarci indifferenti, indurci a una riflessione o generare addirittura un rifiuto, e senza dire una parola, appunto. Dunque, sono determinanti. Se poi pensiamo alle immagini come veicolo di comunicazione di una marca, non hanno solo il compito di comunicare un concetto, ma devono anche essere interpreti dei valori di quella marca, e riuscire a interpretarne la personalità. 

Quanto pensi che la potenza visiva di un'immagine sia legata al contesto culturale e sociale del pubblico a cui è destinata?
Uno sguardo al contesto culturale in cui ci si muove è imprescindibile, perché in qualche modo, è anche la nostra cartina di tornasole. Se poi immaginiamo che all’interno di quel contesto esistono decine di sottoinsiemi, quello sguardo deve essere ancora più selettivo e puntuale. Insomma, molto dipende anche dal pubblico con cui vuoi ‘dialogare’. Pensiamo alle immagini di Oliviero Toscani: il suo linguaggio si è inserito in un contesto storico e culturale non del tutto pronto a relazionarsi con quel tipo di messaggio. Questo per dire che un’immagine può essere più potente di un manifesto scritto con 100 parole. Può spingerci ben più lontano dal tempo in cui viviamo.

Come è cambiato l'approccio alla comunicazione visiva in questi ultimi anni e come pensi stia evolvendo?
Ci muoviamo in un contesto sempre più affollato di stimoli, sollecitazioni, contenuti soprattutto visivi. A volte si fa davvero fatica a distinguere nitidamente una marca da un’altra. E se non bastasse, i tempi utili per percepire un messaggio si sono ridotti sempre di più. Questo implica, da una parte, la ricerca di un'ulteriore sintesi nella narrazione, sia statica che dinamica, dall'altra la necessità di arrivare a una comunicazione  che sia in grado di elevare l’identità di una marca. L’evoluzione di questi processi è strettamente collegata e condizionata dalla velocità dell’upgrade tecnologico a cui assistiamo. Difficile dire come si sta evolvendo: ciò che pensiamo essere innovativo oggi, domani potrebbe già essere superato. In ogni caso, parliamo di una comunicazione sempre meno passiva e in grado di connettere sempre di più un utente a un prodotto e di conseguenza a una marca.

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